Post in evidenza

Per cominciare …

Avete presente quelle persone che nessuno nota in classe? Quelle persone che restano sempre nel loro piccolo angolo? Quelle che sembrano cosi morte e vuote da allontanare tutti quanti?
Magari ne avete già incontrate ma magari non vi è mai venuta voglia di avvicinarvi a loro o semplicemente sapevate della loro esistenza ma la vostra attenzione non si è mai posata su di loro.

Persone a cui nessuno parlerebbe perchè troppo tristi o passive, ecco queste stesse persone sono diciamo “diverse” dal resto della classe.
A queste persone non piace parlare o farsi notare.
Diciamo che è come se fossero nel loro piccolo mondo a parte.

La maggior parte della gente li descrive molto spesso come “gentili”, “secchioni”, “depressi” o ancora meglio “freddi”.

Oggi voglio parlarvi di loro perchè non capita molto spesso che qualcuno lo faccia. Il loro silenzio e isolamento è alquanto disprezzato per non dire ignorato dalla classe sociale che predomina al giorno d’oggi.
La mia è una testimonianza e una sorta di “rivoluzione” contro le ingiustizie che si riversano contro loro: le persone asociali.

Je ne suis pas spéciale.

Salut,

Je me sens triste. C’est assez étrange comme on peut passer de la pure joie de vivre à une profonde tristesse…

Ce soir, en rentrant, j’ai commencé à réfléchir, trop réfléchir même. Pourtant j’avais commencé à prendre les pilules contre la tristesse. Je ne comprends pas pourquoi je me sens si triste.

Je dois avouer que ca faisais longtemps je ne pleurais pas. Je m’étais même promise de ne plus pleurer dans un coin toute seule. Dans le noir, je me retrouve en pleure pour une raison inconnue. J’essaie de réfléchir et je me dis que c’est peut être à cause du fait que le mec qui m’intéresse a regardé ma copine plutôt que moi. Quand j’étais seule lui il n’hésitait pas à me regarder mais cette fois c’est elle qu’il a regardé.

Je suis tellement une conne en fait. Moi qui pensais avoir eu un “moment” la fois où il m’avait regardé. Je pensais que je lui “intéressait” peut être.
Ma confiance en moi s’est effondré en deux secondes à ce moment là où il dévisageait ma copine. Je l’observait la regarder comme quand on regarde un film au cinéma. Spectatrice qui aimerait faire partie du film.

J’en ai marre. Marre d’etre la copine moche de la “frappe”, marre de donner autant d’importance à un put*** de regard sur moi. Marre de ne pas avoir confiance en moi.

Je ne me suis jamais trouvée belle ou extraordinaire. J’ai toujours été une fille standard sans ni talents, ni fort caractère.
J’ai eu deux copains dans ma courte vie et je n’ai jamais été amoureuse pourtant. Je pense que ce que je ressentais pour mes deux exs c’était plutôt de l’affection.
En effet, je me suis toujours contentée; les mecs avec qui j’étais ne me correspondaient pas forcement et pourtant j’étais en couple avec. Voilà la vérité, la triste vérité.
Je pense de m’être contentée car au fond de moi j’avais peut être besoin d’affection et surtout de compagnie. C’est pour ça qu’avant de me mettre en couple, je réfléchissait et faisait attendre le mec pendant au moins une semaine avant de savoir.

Voilà c’est dit maintenant. Je me suis un peu trop menti à moi même pour trop longtemps.

….

J’ai donc regardé le mec en question et son regard il était bien sur ma copine. Il est resté peut être 5 secondes sur elle.
C’est une fois rentré que mes larmes ont coulé toutes seules sans même pas pouvoir les contrôler. Plus jamais, je ne veux plus jamais être la copine “moche”. Plus jamais.

Si tu savais comment ça fait mal à chaque fois. De croire de plaire à quelqu’un quand il aurait regardé n’importe qui.
J’en ai marre; marre de croire en des fictions et me faire des films pour au final être déçue…

Insensibile.

Fu in pieno lavoro che Nena mi disse questa frase che ancora mi ricordo: « Non pensavo avessi delle emozioni ».

Io la guardai con il mio solito sorriso « tutto va bene » ma quel giorno non feci altro che pensare alla sua osservazione. Era come se avesse lanciato una bomba che mi svegliò dal mio mondo in cui ero convinta che « tutto andava bene ».

Pensai e ripensai a ciò che mi aveva detto e sapevo che non aveva torto. Insomma se lo disse, voleva dire che era vero. È un po come quando per anni pensi di essere stata una persona x e che qualcuno ti dice che sei sempre stata una persona y.

Fu in quel momento che ripensai al mio passato. Il mio corpo era al lavoro ma la mia mente rivisse tutti i momenti passati. Ma come è possibile? Sono sempre stata sensibile con gli altri. Aspetta …

Poi ho cominciato a ricordarmi: la gente parla con me ma replico sempre in modo succinto come per schivare la conversazione, i miei sguardi impassibili e pieni di noia, i miei sorrisi « rido perché non so cosa dire », le mie brevi conversazioni e le mie gambe che tremano all’idea di parlare con una persona, la mia schiena che si incurva dall’insicurezza e quella maledetta sensazione di noia quando la gente mi parla. Oddio che pesantezza.

A rileggermi mi viene da ridere. Come è possibile essere così assente? Mi sembra di essere anormale. Mi piacerebbe sapere cosa dice la gente di me dietro le mie spalle. Così giusto per sapere.

Una natura assai bizzarra la mia. La noia è omnipresente specialmente quando parlo. Come se parlare mi succhiasse tutta l’energia. Come se parlare non servisse nient’altro che a farmi stancare.

Cerco di immaginarmi diversa. Più estroversa e mi dico che forse la vita sarebbe migliore.

La mia maledetta natura non cambierà mai. O forse sì. Magari pure io un giorno sarò in grado di uscire con una persona e parlare senza fermarmi, senza annoiarmi. Magari un giorno riuscirò a non tremare e balbettare dallo stress. Magari un giorno riuscirò pure io a vivere con gli altri. In pace e serenità.

La fine.

E cosi tutto ha una fine. 

Non pensavo di doverti lasciare in questo modo o forse inconsciamente sapevo che era inevitabile.

Mi dispiace tanto perché eri diventando il mio punto di riferimento. Eri l’unica famiglia che avevo. L’unica persona con cui parlavo di tutto, eri l’unica ragione per cui mi svegliavo la mattina sentendomi meno sola. Pensare a te nelle situazioni stressanti mi faceva calmare. Una bella iniezione di vita. Per te la vita non era poi cosi male e nonostante io fossi sempre negativa tu mi risollevavi raccontandomi qualcos’altro per deviare i miei pensieri verso qualcosa di più positivo. Mi dispiace. 

È difficile prendere una tale decisione ma quando la distanza separa è difficile. Difficile perché non è più come prima…
Quando si è distanti, la pressione sale. La pressione di dover riempire gli spazi vuoti ad ogni costo, l’insicurezza, la tristezza di sentirsi soli sul posto.

Mi sento triste perché mi sento diversa ora, come se un pezzetto fosse rimasto li con te a Malta. Un pezzetto che spero conserverai preziosamente. Mi sento in colpa perchè sento di essere più distante da te ora.

Ho sempre avuto un dubbio quando ero con te. Sapevo di sentirmi bene ma qualcosa dentro di me mi diceva che forse quello che sentivo non era abbastanza per te. Ed è proprio quando ci siamo lasciati all’aeroporto che mi ero chiesta : cos è l’amore ? 

So che l’amore è un sentimento profondo ma non penso di avere mai sentito un tale sentimento. E proprio in quel momento, all’aeroporto, mi ero resa conto che eri sempre stata una persona importante per me, insomma l’ho sempre saputo ma in quel momento sapevo che quello che sentivo non era amore. 

Ed è cosi che oggi mi ritrovo a prendere una decisione drastica: smettere di “giocare” con te. 

Ora basta con i “I love you” che tu mi ripetevi e ti offendevi se non lo dicevo pure io ; mi ricordo di avertelo detto una volta e mi ero sentita malissimo subito dopo ma sempre facendo finta di niente e sorridendoti con quel sorriso « falso » che ti facevo ogni volta che te lo dicevo.  Ora basta con i baci non abbastanza passionevoli per i tuoi gusti. Ora basta con la sensazione di non essere abbastanza affettuosa. Ora basta. 

So che non voglio perderti ma io non sono mai stata buona nell’intrattenere le relazioni con le persone. Tu pero vuoi che sia io a bloccarti nei social, tu non osi forse. O forse hai paura di non riuscirci. Io non ce la faccio.

Tutto ha un fine purtroppo ma, se devo essere onesta, se tu non ci fossi stato non avrei imparato ad essere più positiva e generosa. Non avrei potuto evolvere in quanto persona. 

Mi piacerebbe che tu mi leggessi per provarti per l’ennesima volta che in fondo a me importava di te. E per farti sapere che ti porto qui con me e che nonostante tutto tu rimarrai sempre il mio punto di riferimento in questa triste vita.

Voglio smettere di essere cosi perfezionista.

Ho sempre sentito questo bisogno di avere tutto sotto controllo e di vivere in modo “perfetto”. Il problema è che non è possibile essere perfezionista perché la perfezione non esiste.

La perfezione è un concetto introdotto da non so chi, probabilmente i social media, per farci credere che in questo mondo se non sei positivo o se non hai una bella carriera non sei nessuno. Mi sono sempre imposta delle “regole” a me stessa come, per esempio, studiare in una buona scuola per poter essere qualcuno, diventare qualcuno. Pensavo, a quei tempi, che essere perfetta e seguire quelle regole che mi ero imposta, mi avrebbe portato alla felicità.

Felicità. Una parola facile da dire ma non da definire poiché non esiste una definizione. La Felicità è direi un concetto soggettivo: ognuno la misura con le proprie metriche. Il problema è che, al giorno d’oggi, la metrica più utilizzata è la carriera a cui aspiri e la quantità di soldi che si ha.

Non so se quello che esprimo ha un senso ma il punto è che voglio smettere di essere cosi fottutamente perfezionista. Voglio smettere di inseguire un ideale che non sarà mai possibile raggiungere e usare le mie proprie metriche di misura della felicità.
Voglio provare a vivere la mia vita senza pressioni esterne e, soprattutto, a modo mio.
Voglio smettere di stressare per il fatto di avere fatto una buona scuola e ritrovarmi a fare un lavoro semplice. Perché non mi va di lavorare in quegli uffici tristissimi dove la gente non fa altro che scrivere sul suo computer con lo stress di dover finire il proprio lavoro prima delle 5.

Voglio una vita semplice e godere delle piccole cose. Voglio sentirmi libera.

Dopo un anno …

Rieccomi nella mia stanza d’infanzia ad ascoltare musica triste. Una voglia soltanto: dare una svolta alla mia vita, trovare un lavoro che possa piacermi abbastanza.

La verità è che qualsiasi cosa faccia, ho sempre questo groppo nel petto come se “qualcosa mancasse”. A volte penso di essere troppo negativa e una voce interiore cerca di convincermi che in fondo la vita non è poi cosi male. E lo so ma è difficile accettare il fatto che non mi sento mai al mio posto. Malgrado i diversi viaggi, un sentimento di fallimento regna nella mia mente.
Fallimento. Fallita perché non so cosa fare della mia vita.

Prima di tornare in Francia da Malta, una cara amica un giorno mi disse: “ho l’impressione che tu stia solamente sopravvivendo”. Una frase che è ancora rimasta nella mia mente. Una frase che, direi, mi descrive perfettamente al momento…

16 Gennaio

Ciao,

rieccomi qui. Oggi è stata una giornata come le altre: neutra e priva di emozioni. Asettica come una sala d’ospedale. In questa sala, sempre la stessa paziente che aspetta di sentirsi meglio invano. 

Ora sono qui in questa stanza con un presunto criminale. Non so cosa ci faccia io qui sinceramente. A volte ho un livello di sopportazione che supera di lunga la norma. Mi trovo davanti ad ogni tipo di situazione ma mantengo il sangue freddo. Sangue freddo e incassa.
Passo la mia vita a sopportare e ad accettare ogni cosa, brutta o bella, allo stesso modo: priva di emozioni e senza farmi sfuggire alcuna reazione. Forse per paura, forse per svogliatezza. Svogliatezza di vivere e aprirmi con il resto del mondo. Una morta vivente che cerca di sopravvivere ma invano poiché ogni giorno muore.

La vita è proprio strana, almeno per me lo è. A volte non ne capisco proprio il senso. Nasciamo, studiamo per lavorare poi lavoriamo, lavoriamo e moriamo. Ahah no vabbè ci sono comunque belle cose in mezzo come fondere una famiglia, viaggiare, condividere esperienze, avere amici.
Ecco, avere amici non fa per me: per quanto lo desideri profondamente non ci riesco. Forse non ci avrò provato abbastanza, può essere ma so che non fa per me.
Un po’ perché mi ritengo una emerita stronza con gli altri a volte: non mi faccio mai sentire e poi non parlo mai. Faccio a loro domande per colmare il vuoto ma finita li. Non parlo molto di me poiché non mi ritengo una persona abbastanza interessante da poter raccontare qualcosa di me. Cosi faccio domande perché so che alla gente piace molto parlare di sé.

È strano perché rileggendo quello che ho appena scritto è come se dessi molta importanza agli altri piuttosto che a me ed è così cazzo: lascio parlare gli altri di sé, non parlo per paura di fare annoiare la gente con le mie stronzate, entro in ansia in pubblico a causa degli sguardi perché ho paura di essere giudicata.
Gli altri sono migliori di me. Non hanno problemi, sono perfetti. Tanti piccoli tasselli che si incastrano perfettamente tra di loro formando un magnifico mosaico.
So che non è così in verità: so che ognuno ha le proprie insicurezze e so anche che non bisogna giudicare senza conoscere veramente. Ma il problema è che queste stesse persone riescono a vivere con gli altri senza problemi.  È una cosa talmente incredibile che mi sembra quasi che siano dotati, talentuosi per poter socializzare come fanno.
Mi immagino che loro vivono per socializzare mentre io vivo per …..Aspetta ci rifletto un attimo. Mmmh, sopravvivo più che altro. Perché tanto viva io non mi sento.

Ogni giorno la stessa fottuta storia: mi sveglio e penso, lavoro e penso, prendo il bus e penso, mangio e penso, vado a dormire e indovina un po’ mi copro e penso. Ahah.
Il silenzio, i pensieri costanti, l’isolamento completo, la chiusura in se stessi, la voglia di esprimersi liberamente ma molta paura di essere giudicata. Fatiha, fottuta asociale.

Una volta avevo letto su un articolo che l’essere asociali è forse dovuto a esperienze negative vissute in passato: bullismo, genitori iperprotettivi o assenti, traumi particolari, …
Mio padre dice che da piccola ero sempre stata timida: rimanevo sempre al suo fianco e non volevo mai andare dagli altri. Appena mio padre se ne andava, io piangevo. Ricordo benissimo la sensazione che provavo quando mio padre mi lasciava o si allontanava. Smarrimento, disagio, paura, ansia. Hai presente la sensazione che si prova davanti ad una prova orale importante ed estremamente difficile di cui il risultato influenzerà il tuo futuro? Ecco io la comparerei a questo. Mio padre era una roccia a cui potevo tenermi, una calda coperta in una fredda sera, un pasto dopo ore di digiuno, una verifica andata bene, una bella battuta dopo una giornata noiosa. Mio padre era tutte queste cose per me. Era come se allontanandosi io non sapessi più chi fossi, odiavo il confronto con gli altri. Già da piccola ero fottutamente asociale.

Mi ricordo benissimo questa sensazione perché la vivo tuttora anche se in minori misure: riesco a stare senza mio padre (ovviamente!) e riesco a stare in presenza di altri anche se ciò mi causa ansia, a volte molta. Mi son sempre chiesta se mai potrò essere a mio agio con gli altri ma soprattutto con me stessa.

15 Gennaio

Ciao,

ho deciso di scriverti per poter sfogarmi visto che purtroppo non ho la possibilità di farlo con nessuno. Ho sempre parlato con me stessa come se parlassi ad una amica, migliore amica piuttosto.

Adesso voglio partire presentandomi.

Allora io mi chiamo Fatiha ma se vuoi puoi chiamarmi come vuoi: a parte gli insulti, tutto mi va bene.
Ho 20 anni e attualmente studio commercio internazionale, insomma neanche poi così tanto ma non voglio dilungarmi. 
Non ho mai avuto una migliore amica(o) ed è sempre stata, ed è tuttora, il mio sogno. Questo mio grande sogno pero sembra irrealizzabile poiché sono una persona un po’ particolare. Esatto, nel senso che mi ritengo una vera e propria asociale e taciturna. Una fottuta imbecille e noiosa ragazza.

Questa mia personalità contribuisce molto a farmi avere una cattiva immagine di me stessa. Non faccio altro che compararmi agli altri ed è come se le altre persone fossero migliori perché appunto sono diversi da me. Loro sono più aperti, solari, estroversi. Amano molto chiacchierare vedo e a loro piace molto godersi la vita. Vogliono assolutamente divertirsi e per questo cercano di frequentare gente divertente e estroversa come loro.
Diciamo che sono molto diversi da me. Appena mi vedono, loro scappano. Non vogliono avere assolutamente a che fare con gente triste e noiosa. A loro piace divertirsi come ho già detto e quindi parlano. A loro piace talmente tanto parlare che dicono le prime cose che gli vengono in mente. Tutto ciò per evitare quello di cui loro hanno più paura: il fottuto silenzio. 

Io ho passato la mia vita ad analizzare le persone tanto che le conosco a memoria. So cosa provano e noto i più piccoli dettagli che alle altre persone sembrano sfuggire. Noto la persona leggermente in disparte ma che cerca in ogni modo di partecipare alla conversazione oppure al solito tipo che cerca di attirare l’attenzione facendo battute, a volte prendendo per il culo, pur di far vedere agli altri che lui è divertente e degno di compagnia. Noto anche la ragazza che lecca il culo pur di far parte del gruppo delle ragazze più belle come anche il ragazzo introverso che nessuno nota ma che è così intelligente e bravo a scuola. Così tante personalità esistono ma tutti cercano di assomigliare ad un fottuto standard per poter essere come gli altri e sentirsi accettati. Tutta immagine direi: una copertina da abbellire con i migliori colori e figure in modo da essere scelti.

La mia corta vita è stata diciamo pallosa direi. Mi annoio così tanto che cerco di scherzare il più possibile. Adoro scherzare e ridere. E così bello: una medicina contro la tristezza della vita e la realtà.
Adoro anche pensare e farmi diversi scenari che mi piacerebbe che si realizzassero ma che sono cosi improbabili. Mi piace sognare a un futuro migliore e felice, al giorno in cui finalmente la felicità avrà la meglio sulla costante noia e infelicità.

Mi piacerebbe un giorno poter finalmente cambiare ed essere fiera di quello che sono. Vorrei tanto bastarmi ma la mia mente non è d’accordo. Il mio nemico numero uno ogni giorno. Io lo comparerei ad un baratro profondo dove l’oscurità regna e la negatività è sempre all’erta pronta per uscire allo scoperto.

La mia piccola “rivoluzione”

Non ho mai avuto il coraggio (o forse la voglia?) di condividere il mio problema.
Utilizzo la parola problema perchè l’ho sempre vista come un qualcosa da cui dover guarire, come una malattia.
Mi son sempre vista come una “malata” poichè non sono mai stata come gli altri. Son sempre stata troppo diversa dai “comuni mortali”.

Ho deciso cosi di offrirvi una nuova visione della vita: la vita di una ragazza asociale.
Una ragazza che, fin da bambina, aveva questo maledetto problema che lei ha cominciato ad odiare a partir dal momento in cui si è resa conto di che tipo di società aveva a che fare.
Una ragazza semplice che ha sempre avuto tanto da dire ma che non ha mai trovato qualcuno che la ascoltasse.

Non avendo mai avuto un confidente, ho deciso di esprimermi, attraverso le mie parole, qui in questo spazio. So di non essere particolarmente brava nell’espressione scritta ma ho sempre voluto liberarmi in qualche modo di questo groppo.
Mi scuso se le mie parole o espressioni non sono molto chiare ma in ogni mio articolo scrivero quello che mi passa per la mente, insomma i miei pensieri.

Finalmente, dopo tanto tempo, la mia volontà di condividere la mia storia è più forte. Attraverso i miei prossimi articoli, non parlo solamente in mio nome ma in nome di tutte quelle persone che nessuno notava in classe, quelle persone che hanno sempre avuto troppa paura di mostrare la propria personalità per paura del giudizio degli altri.

Ecco la mia piccola “rivoluzione” contro un sistema che emargina quelli come me.

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito