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Per cominciare …

Avete presente quelle persone che nessuno nota in classe? Quelle persone che restano sempre nel loro piccolo angolo? Quelle che sembrano cosi morte e vuote da allontanare tutti quanti?
Magari ne avete già incontrate ma magari non vi è mai venuta voglia di avvicinarvi a loro o semplicemente sapevate della loro esistenza ma la vostra attenzione non si è mai posata su di loro.

Persone a cui nessuno parlerebbe perchè troppo tristi o passive, ecco queste stesse persone sono diciamo “diverse” dal resto della classe.
A queste persone non piace parlare o farsi notare.
Diciamo che è come se fossero nel loro piccolo mondo a parte.

La maggior parte della gente li descrive molto spesso come “gentili”, “secchioni”, “depressi” o ancora meglio “freddi”.

Oggi voglio parlarvi di loro perchè non capita molto spesso che qualcuno lo faccia. Il loro silenzio e isolamento è alquanto disprezzato per non dire ignorato dalla classe sociale che predomina al giorno d’oggi.
La mia è una testimonianza e una sorta di “rivoluzione” contro le ingiustizie che si riversano contro loro: le persone asociali.

16 Gennaio

Ciao,

rieccomi qui. Oggi è stata una giornata come le altre: neutra e priva di emozioni. Asettica come una sala d’ospedale. In questa sala, sempre la stessa paziente che aspetta di sentirsi meglio invano. 

Ora sono qui in questa stanza con un presunto criminale. Non so cosa ci faccia io qui sinceramente. A volte ho un livello di sopportazione che supera di lunga la norma. Mi trovo davanti ad ogni tipo di situazione ma mantengo il sangue freddo. Sangue freddo e incassa.
Passo la mia vita a sopportare e ad accettare ogni cosa, brutta o bella, allo stesso modo: priva di emozioni e senza farmi sfuggire alcuna reazione. Forse per paura, forse per svogliatezza. Svogliatezza di vivere e aprirmi con il resto del mondo. Una morta vivente che cerca di sopravvivere ma invano poiché ogni giorno muore.

La vita è proprio strana, almeno per me lo è. A volte non ne capisco proprio il senso. Nasciamo, studiamo per lavorare poi lavoriamo, lavoriamo e moriamo. Ahah no vabbè ci sono comunque belle cose in mezzo come fondere una famiglia, viaggiare, condividere esperienze, avere amici.
Ecco, avere amici non fa per me: per quanto lo desideri profondamente non ci riesco. Forse non ci avrò provato abbastanza, può essere ma so che non fa per me.
Un po’ perché mi ritengo una emerita stronza con gli altri a volte: non mi faccio mai sentire e poi non parlo mai. Faccio a loro domande per colmare il vuoto ma finita li. Non parlo molto di me poiché non mi ritengo una persona abbastanza interessante da poter raccontare qualcosa di me. Cosi faccio domande perché so che alla gente piace molto parlare di sé.

È strano perché rileggendo quello che ho appena scritto è come se dessi molta importanza agli altri piuttosto che a me ed è così cazzo: lascio parlare gli altri di sé, non parlo per paura di fare annoiare la gente con le mie stronzate, entro in ansia in pubblico a causa degli sguardi perché ho paura di essere giudicata.
Gli altri sono migliori di me. Non hanno problemi, sono perfetti. Tanti piccoli tasselli che si incastrano perfettamente tra di loro formando un magnifico mosaico.
So che non è così in verità: so che ognuno ha le proprie insicurezze e so anche che non bisogna giudicare senza conoscere veramente. Ma il problema è che queste stesse persone riescono a vivere con gli altri senza problemi.  È una cosa talmente incredibile che mi sembra quasi che siano dotati, talentuosi per poter socializzare come fanno.
Mi immagino che loro vivono per socializzare mentre io vivo per …..Aspetta ci rifletto un attimo. Mmmh, sopravvivo più che altro. Perché tanto viva io non mi sento.

Ogni giorno la stessa fottuta storia: mi sveglio e penso, lavoro e penso, prendo il bus e penso, mangio e penso, vado a dormire e indovina un po’ mi copro e penso. Ahah.
Il silenzio, i pensieri costanti, l’isolamento completo, la chiusura in se stessi, la voglia di esprimersi liberamente ma molta paura di essere giudicata. Fatiha, fottuta asociale.

Una volta avevo letto su un articolo che l’essere asociali è forse dovuto a esperienze negative vissute in passato: bullismo, genitori iperprotettivi o assenti, traumi particolari, …
Mio padre dice che da piccola ero sempre stata timida: rimanevo sempre al suo fianco e non volevo mai andare dagli altri. Appena mio padre se ne andava, io piangevo. Ricordo benissimo la sensazione che provavo quando mio padre mi lasciava o si allontanava. Smarrimento, disagio, paura, ansia. Hai presente la sensazione che si prova davanti ad una prova orale importante ed estremamente difficile di cui il risultato influenzerà il tuo futuro? Ecco io la comparerei a questo. Mio padre era una roccia a cui potevo tenermi, una calda coperta in una fredda sera, un pasto dopo ore di digiuno, una verifica andata bene, una bella battuta dopo una giornata noiosa. Mio padre era tutte queste cose per me. Era come se allontanandosi io non sapessi più chi fossi, odiavo il confronto con gli altri. Già da piccola ero fottutamente asociale.

Mi ricordo benissimo questa sensazione perché la vivo tuttora anche se in minori misure: riesco a stare senza mio padre (ovviamente!) e riesco a stare in presenza di altri anche se ciò mi causa ansia, a volte molta. Mi son sempre chiesta se mai potrò essere a mio agio con gli altri ma soprattutto con me stessa.

15 Gennaio

Ciao,

ho deciso di scriverti per poter sfogarmi visto che purtroppo non ho la possibilità di farlo con nessuno. Ho sempre parlato con me stessa come se parlassi ad una amica, migliore amica piuttosto.

Adesso voglio partire presentandomi.

Allora io mi chiamo Fatiha ma se vuoi puoi chiamarmi come vuoi: a parte gli insulti, tutto mi va bene.
Ho 20 anni e attualmente studio commercio internazionale, insomma neanche poi così tanto ma non voglio dilungarmi. 
Non ho mai avuto una migliore amica(o) ed è sempre stata, ed è tuttora, il mio sogno. Questo mio grande sogno pero sembra irrealizzabile poiché sono una persona un po’ particolare. Esatto, nel senso che mi ritengo una vera e propria asociale e taciturna. Una fottuta imbecille e noiosa ragazza.

Questa mia personalità contribuisce molto a farmi avere una cattiva immagine di me stessa. Non faccio altro che compararmi agli altri ed è come se le altre persone fossero migliori perché appunto sono diversi da me. Loro sono più aperti, solari, estroversi. Amano molto chiacchierare vedo e a loro piace molto godersi la vita. Vogliono assolutamente divertirsi e per questo cercano di frequentare gente divertente e estroversa come loro.
Diciamo che sono molto diversi da me. Appena mi vedono, loro scappano. Non vogliono avere assolutamente a che fare con gente triste e noiosa. A loro piace divertirsi come ho già detto e quindi parlano. A loro piace talmente tanto parlare che dicono le prime cose che gli vengono in mente. Tutto ciò per evitare quello di cui loro hanno più paura: il fottuto silenzio. 

Io ho passato la mia vita ad analizzare le persone tanto che le conosco a memoria. So cosa provano e noto i più piccoli dettagli che alle altre persone sembrano sfuggire. Noto la persona leggermente in disparte ma che cerca in ogni modo di partecipare alla conversazione oppure al solito tipo che cerca di attirare l’attenzione facendo battute, a volte prendendo per il culo, pur di far vedere agli altri che lui è divertente e degno di compagnia. Noto anche la ragazza che lecca il culo pur di far parte del gruppo delle ragazze più belle come anche il ragazzo introverso che nessuno nota ma che è così intelligente e bravo a scuola. Così tante personalità esistono ma tutti cercano di assomigliare ad un fottuto standard per poter essere come gli altri e sentirsi accettati. Tutta immagine direi: una copertina da abbellire con i migliori colori e figure in modo da essere scelti.

La mia corta vita è stata diciamo pallosa direi. Mi annoio così tanto che cerco di scherzare il più possibile. Adoro scherzare e ridere. E così bello: una medicina contro la tristezza della vita e la realtà.
Adoro anche pensare e farmi diversi scenari che mi piacerebbe che si realizzassero ma che sono cosi improbabili. Mi piace sognare a un futuro migliore e felice, al giorno in cui finalmente la felicità avrà la meglio sulla costante noia e infelicità.

Mi piacerebbe un giorno poter finalmente cambiare ed essere fiera di quello che sono. Vorrei tanto bastarmi ma la mia mente non è d’accordo. Il mio nemico numero uno ogni giorno. Io lo comparerei ad un baratro profondo dove l’oscurità regna e la negatività è sempre all’erta pronta per uscire allo scoperto.

La mia piccola “rivoluzione”

Non ho mai avuto il coraggio (o forse la voglia?) di condividere il mio problema.
Utilizzo la parola problema perchè l’ho sempre vista come un qualcosa da cui dover guarire, come una malattia.
Mi son sempre vista come una “malata” poichè non sono mai stata come gli altri. Son sempre stata troppo diversa dai “comuni mortali”.

Ho deciso cosi di offrirvi una nuova visione della vita: la vita di una ragazza asociale.
Una ragazza che, fin da bambina, aveva questo maledetto problema che lei ha cominciato ad odiare a partir dal momento in cui si è resa conto di che tipo di società aveva a che fare.
Una ragazza semplice che ha sempre avuto tanto da dire ma che non ha mai trovato qualcuno che la ascoltasse.

Non avendo mai avuto un confidente, ho deciso di esprimermi, attraverso le mie parole, qui in questo spazio. So di non essere particolarmente brava nell’espressione scritta ma ho sempre voluto liberarmi in qualche modo di questo groppo.
Mi scuso se le mie parole o espressioni non sono molto chiare ma in ogni mio articolo scrivero quello che mi passa per la mente, insomma i miei pensieri.

Finalmente, dopo tanto tempo, la mia volontà di condividere la mia storia è più forte. Attraverso i miei prossimi articoli, non parlo solamente in mio nome ma in nome di tutte quelle persone che nessuno notava in classe, quelle persone che hanno sempre avuto troppa paura di mostrare la propria personalità per paura del giudizio degli altri.

Ecco la mia piccola “rivoluzione” contro un sistema che emargina quelli come me.