16 Gennaio

Ciao,

rieccomi qui. Oggi è stata una giornata come le altre: neutra e priva di emozioni. Asettica come una sala d’ospedale. In questa sala, sempre la stessa paziente che aspetta di sentirsi meglio invano. 

Ora sono qui in questa stanza con un presunto criminale. Non so cosa ci faccia io qui sinceramente. A volte ho un livello di sopportazione che supera di lunga la norma. Mi trovo davanti ad ogni tipo di situazione ma mantengo il sangue freddo. Sangue freddo e incassa.
Passo la mia vita a sopportare e ad accettare ogni cosa, brutta o bella, allo stesso modo: priva di emozioni e senza farmi sfuggire alcuna reazione. Forse per paura, forse per svogliatezza. Svogliatezza di vivere e aprirmi con il resto del mondo. Una morta vivente che cerca di sopravvivere ma invano poiché ogni giorno muore.

La vita è proprio strana, almeno per me lo è. A volte non ne capisco proprio il senso. Nasciamo, studiamo per lavorare poi lavoriamo, lavoriamo e moriamo. Ahah no vabbè ci sono comunque belle cose in mezzo come fondere una famiglia, viaggiare, condividere esperienze, avere amici.
Ecco, avere amici non fa per me: per quanto lo desideri profondamente non ci riesco. Forse non ci avrò provato abbastanza, può essere ma so che non fa per me.
Un po’ perché mi ritengo una emerita stronza con gli altri a volte: non mi faccio mai sentire e poi non parlo mai. Faccio a loro domande per colmare il vuoto ma finita li. Non parlo molto di me poiché non mi ritengo una persona abbastanza interessante da poter raccontare qualcosa di me. Cosi faccio domande perché so che alla gente piace molto parlare di sé.

È strano perché rileggendo quello che ho appena scritto è come se dessi molta importanza agli altri piuttosto che a me ed è così cazzo: lascio parlare gli altri di sé, non parlo per paura di fare annoiare la gente con le mie stronzate, entro in ansia in pubblico a causa degli sguardi perché ho paura di essere giudicata.
Gli altri sono migliori di me. Non hanno problemi, sono perfetti. Tanti piccoli tasselli che si incastrano perfettamente tra di loro formando un magnifico mosaico.
So che non è così in verità: so che ognuno ha le proprie insicurezze e so anche che non bisogna giudicare senza conoscere veramente. Ma il problema è che queste stesse persone riescono a vivere con gli altri senza problemi.  È una cosa talmente incredibile che mi sembra quasi che siano dotati, talentuosi per poter socializzare come fanno.
Mi immagino che loro vivono per socializzare mentre io vivo per …..Aspetta ci rifletto un attimo. Mmmh, sopravvivo più che altro. Perché tanto viva io non mi sento.

Ogni giorno la stessa fottuta storia: mi sveglio e penso, lavoro e penso, prendo il bus e penso, mangio e penso, vado a dormire e indovina un po’ mi copro e penso. Ahah.
Il silenzio, i pensieri costanti, l’isolamento completo, la chiusura in se stessi, la voglia di esprimersi liberamente ma molta paura di essere giudicata. Fatiha, fottuta asociale.

Una volta avevo letto su un articolo che l’essere asociali è forse dovuto a esperienze negative vissute in passato: bullismo, genitori iperprotettivi o assenti, traumi particolari, …
Mio padre dice che da piccola ero sempre stata timida: rimanevo sempre al suo fianco e non volevo mai andare dagli altri. Appena mio padre se ne andava, io piangevo. Ricordo benissimo la sensazione che provavo quando mio padre mi lasciava o si allontanava. Smarrimento, disagio, paura, ansia. Hai presente la sensazione che si prova davanti ad una prova orale importante ed estremamente difficile di cui il risultato influenzerà il tuo futuro? Ecco io la comparerei a questo. Mio padre era una roccia a cui potevo tenermi, una calda coperta in una fredda sera, un pasto dopo ore di digiuno, una verifica andata bene, una bella battuta dopo una giornata noiosa. Mio padre era tutte queste cose per me. Era come se allontanandosi io non sapessi più chi fossi, odiavo il confronto con gli altri. Già da piccola ero fottutamente asociale.

Mi ricordo benissimo questa sensazione perché la vivo tuttora anche se in minori misure: riesco a stare senza mio padre (ovviamente!) e riesco a stare in presenza di altri anche se ciò mi causa ansia, a volte molta. Mi son sempre chiesta se mai potrò essere a mio agio con gli altri ma soprattutto con me stessa.

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